LE STAZIONI DEL PARCO

Stazione 1: Volano – Mesola – Goro


Si tratta della stazione più settentrionale tra quelle del Parco Emilia Romagna e si estende su una superficie di oltre 12.000 ettari, per la maggior parte strappati all’acqua dalle opere di bonificazione operate nel corso dei secoli. Diverse le testimonianze d’arte e le eccellenze naturalistiche da visitare in quest’area, sempre ovviamente in un affascinante equilibrio tra terra ed acqua!

 

A Goro, ad esempio possiamo visitare la Sacca, un’ampia insenatura a forma di mezzaluna, racchiusa tra il Po di Goro e il Po di Volano, conosciuta soprattutto per la produzione di vongole, che in questi fondali sabbiosi trovano il loro habitat ideale. La sacca è visitabile in motonave, con la possibilità di vedere gli allevamenti di mitili, e sempre in motonave è possibile raggiungere anche l’Isola dell’Amore, una lunga striscia di sabbia al confine con il mare. Da qui, e in breve tempo, si può arrivare anche alla foce del Po di Volano, un ecosistema caratterizzato da arenili di recente formazione e pinete.

 

Nel comune di Mesola, invece, potremo immergerci nella straordinaria natura del Gran Bosco della Mesola, memoria delle antiche foreste che si trovavano fino a qualche secolo fa lungo la costa Adriatica ed oggi la più estesa area boscata del ferrarese. Qui è possibile effettuare affascinanti escursioni a piedi, in bicicletta o in bus elettrico ed imbattersi nei magnifici esemplari di cervo autoctono, che vivono liberi nella radura.

 

Da non dimenticare, infine, le valli Bertuzzi, Cantone e Nuova, tre bacini separati da cordoni dunosi emersi dall'acqua, in cui convivono pacificamente fenicotteri rosa, aironi, garzette e molte altre specie dell’avifauna.

Stazione 2: Centro storico di Comacchio


La seconda stazione del Parco include lo splendido centro storico di Comacchio. Da molti conosciuta come “la piccola Venezia” si pone come vera e propria “capitale” del Parco del Delta; una città sull’acqua che, con la sua fitta rete di ponti e canali, ammalia il visitatore regalandogli un’esperienza di grandissima suggestione. Fondata su tredici isolette ed erede dell’antichissima città di Spina, Comacchio è uno scrigno di preziose architetture e suggestivi scorci.

 

Da non perdere una visita ai suoi monumenti, su tutti il Trepponti, porta fortificata della città per chi proveniva dal mare lungo il canale navigabile ed oggi vero e proprio simbolo di Comacchio, ed il Portico dei Cappuccini, suggestivo loggiato del Seicento costituito da 142 archi. E' d'obbligo, poi, una sosta al Museo Delta Antico, con il suo ricco patrimonio di beni archeologici provenienti dal territorio ed il prezioso carico perfettamente conservato di una nave romana di epoca augustea, ed alla Manifattura dei Marinati, per conoscere la storia e la lavorazione dell'anguilla.

Stazione 3: Valli di Comacchio


A pochi chilometri dal centro storico, si apre lo straordinario paesaggio delle Valli di Comacchio, terza stazione del Parco. Un paesaggio di irreale bellezza dove i cangianti colori degli specchi salmastri sono interrotti da cordoni sabbiosi che disegnano geometrie stravaganti. Un regno magico che sorge tra terra e acqua, per lunghi secoli di vitale importanza nell’economia del territorio ed oggi straordinario sito naturalistico, meta ogni anno di migliaia di visitatori.

 

Vero e proprio unicum a livello italiano, senza nulla da invidiare alle celebre Camargue francese, le Valli di Comacchio comprendono 13.000 ettari di specchi di acqua salmastra alternati a pinete, oasi e boschi circostanti, habitat ideale di centinaia di specie di uccelli tra i quali i fenicotteri rosa, che da anni ormai costituiscono una colonia stanziale all’interno della Salina. Il punto di partenza delle visite in barca si trova a Casone Foce, a sud di Comacchio, e il percorso si addentra nelle valli alla scoperta degli antichi casoni da pesca.

Stazione 4 - Pineta di San Vitale e Pialasse di Ravenna

 

Prima delle due stazioni del Parco nel ravennate, quest’area racchiude alcune eccellenze naturalistiche di grandissimo pregio, in un territorio in cui alle pinete si alternano bassopiani palustri e valli d’acqua dolce. Impossibile, ad esempio, non rimanere stupiti addentrandosi nell’estesa e verdeggiante Pineta di San Vitale, la parte più vasta del complesso boschivo che storicamente separava dal mare la città di Ravenna, oggi visitabile attraverso numerosi percorsi a piedi, in bicicletta o a cavallo. Da qui è possibile anche raggiungere le Pialasse di Ravenna, grandi lagune salmastre collegate al mare, visitabili anche a bordo di una piccola imbarcazione per ammirare da un diverso punto di vista meravigliosi scorci paesaggistici.

 

Da non dimenticare, poi, la splendida Oasi di Punte Alberete, con la sua foresta allagata unica nel suo genere e luogo di nidificazioni molto rare, Valle Mandriole regno degli aironi e vero e proprio paradiso per gli amanti delle foto naturalistiche e del birdwatching, e lo splendido Bardello, una prateria allagata dolce popolata da tartarughe d'acqua, diverse specie di avifauna ed una variegatissima flora.

 

Stazione 5: Pineta di Classe e Salina di Cervia

 

La seconda stazione del ravennate presenta il proprio cardine nella foce del torrente Bevano, unica foce naturale intatta del Mare Adriatico e tra gli ambienti più selvaggi e di maggiore valore naturalistico e di biodiversità dell’intero litorale adriatico. All’interno di quest’area possiamo ritrovare la Valle dell'Ortazzo, un'ampia palude d'acqua dolce costantemente sommersa dalle acque del Bevano e del canale Fosso Ghiaia, e la zona umida dell'Ortazzino, un'area salmastra adiacente alla spiaggia caratterizzata da una notevole varietà di ambienti. Ma anche la splendida Pineta di Classe, che assieme a quella di Cervia, rappresenta un relitto della più antica pineta di Ravenna, e cinque chilometri di spiagge e dune incontaminate, in cui nidificano fraticello, fratino e beccaccia di mare.

 

Di straordinario valore anche la Salina di Cervia, di origine etrusca e tuttora in funzione, che presenta numerosi specchi d’acqua a diversa salinità ed è da sempre riserva naturale di popolamento e di nidificazione per molte specie animali e vegetali. Durante la stagione di apertura sono possibili visite
guidate a piedi, in bici e in barca elettrica.

Stazione 6: Campotto di Argenta

 

La sesta ed ultima stazione del Parco ruota attorno al territorio di Argenta, uno dei maggiori centri del ferrarese, che conserva significative testimonianze del suo passato, non solo attraverso i monumenti rimasti o i reperti archeologici, ma anche attraverso le sue acque, le sue valli e le sue bonifiche. Tutto questo grazie soprattutto all'Ecomuseo che, con le Valli di Campotto, mette in luce le più significative testimonianze storiche, urbanistiche, architettoniche, economiche e sociali del territorio.

 

L’Ecomuseo di Argenta si articola in tre sezioni: il Museo delle Valli di Argenta, il Museo della Bonifica ed il Museo Civico. Gli specchi d’acqua delle Valli di Argenta e Campotto, risultato di opere di bonifica, costituiscono la straordinaria sezione naturalistica, ricca di possibilità per visite a piedi o in bicicletta. Una vera e propria isola di biodiversità, dove l'equilibrio tra terra e acqua crea le condizioni ottimali per la convivenza di varie specie animali e vegetali.

 

Il Museo della Bonifica, assieme al tuttora in funzione impianto di Saiarino, rappresenta la sezione idraulica ed, oltre ad essere un museo di documentazione storica, si pone anche come vero e proprio cantiere di lavoro.

 

Infine il Museo Civico, che ha sede nella chiesa di San Domenico, testimonia le espressioni artistiche e storiche della città, con la pinacoteca civica e la sezione archeologica