I LUOGHI DA NON PERDERE

IL GRAN BOSCO DELLA MESOLA

 

La più vasta area boscata del ferrarese che, con una superficie di 1.058 ettari, rappresenta uno degli ultimi e meglio conservati residui di bosco di pianura, memoria delle antiche foreste che si trovavano fino a qualche secolo fa lungo la costa adriatica. Si tratta della Riserva Naturale del Gran Bosco della Mesola, conosciuta soprattutto per la presenza del Cervo della Mesola o Cervo delle Dune, unico discendente del Cervo Nobile che popolava originariamente la Pianura Padana. Il Bosco, che si sviluppa su un sistema di antichi cordoni dunosi, presenta una vegetazione tipica della macchia mediterranea in cui predomina il leccio e vi si può accedere a piedi o in bicicletta con percorsi autorizzati.

 

Si trovano tre percorsi di diverse lunghezze, che variano dall’una alle tre ore di percorrenza lungo i quali si possono osservare i discendenti dell’antica popolazione di Cervo, oggi affiancati da numerosi Daini, specie di recente introduzione. Interessante anche la Testuggine di palude che si può facilmente osservare lungo i canali che attraversano il bosco. Molto comune anche la Testuggine terrestre, oggetto di un programma di protezione. L’avifauna è rappresentata da vari tipi di Silvidi come la Cinciarella, la Cinciallegra, la Capinera, l’Usignolo, il Rampichino, il Rigogolo e il Frosone, solo per citarne alcuni. Sono presenti poi il Picchio rosso e il Picchio verde, l’Upupa e una numerosa colonia stanziale di Colombaccio. Cinque sono le specie di rapaci notturni che solitamente frequentano il bosco: il Barbagianni, la Civetta, il Gufo comune, l’Allocco e l’Assiolo. Il periodo migliore per visitare il bosco è senza dubbio la primavera, quando il canto degli uccelli raggiunge il massimo della sonorità.

 

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PO DELTA TOURISM
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LA SACCA DI GORO

 

La Sacca di Goro è una delle maggiori lagune salmastre dell’Alto Adriatico racchiusa tra il Po di Goro e il Po di Volano. Una parte della sacca, denominata Valli di Gorino, comprende zone di oasi ad alta naturalità, con canneti e barene mentre la zona confinante con il mare è delimitata da una lunga striscia di sabbia localmente chiamata Scannone di Goro, meglio conosciuta come "Isola dell'Amore". Si tratta di un recentissimo lembo di terra emerso come conseguenza dell'avanzamento deltizio del Po ed è rifugio per i numerosi volatili. Qui si trova anche il caratteristico Faro. La presenza di acqua dolce e salata, la scarsa profondità dei fondali ed altre peculiarità ecologiche permettono l’insediamento di importanti comunità vegetali. L'area è conosciuta, soprattutto, per la produzione di molluschi, in particolare le vongole che in questi fondali sabbiosi, profondi in media 60-70 cm. con un massimo di 2 m, trovano il loro habitat ideale per accrescersi e svilupparsi. La fauna comprende numerose specie di avifauna acquatica, sia nidificanti che di passo; la fauna ittica, oltre ai mitili da allevamento, è costituita da ostriche, cefali, anguille, orate e branzini.

 

La Sacca di Goro si visita principalmente in barca, approfittando delle varie escursioni organizzate dagli operatori della zona; tra le numerose proposte di navigazione, che conducono il visitatore alla scoperta di questo ambiente di transizione fra terraferma e mare, si possono scorgere la Lanterna Vecchia, che anticamente illuminava la via ai marinai, e il Faro di Goro. Ci si può, però, in ogni caso divertire anche da terra. I porti di Goro e Gorino sono collegati da una strada che segue l’argine, sulla quale vige un divieto di accesso alle auto, ma ci si può tranquillamente inoltrare a piedi.

 

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LE VALLETTE DI OSTELLATO

 

Ideali per birdwatching, pesca sportiva, cicloturismo e altre attività nella natura, le Vallette di Ostellato sono un’area di ripristino ambientale composta da una serie di laghetti con canneto e prati umidi.

 

Sono l'unico residuo delle antiche valli che attorniavano il paese di Ostellato, risparmiate dalle ultime bonifiche della valle del Mezzano e istituite Oasi di protezione faunistica. Le quattro anse vallive costituiscono un biotopo di zona umida di acqua dolce peculiare ed unico nel territorio, soprattutto per la quantità e varietà di animali che lo popolano. Nelle Vallette sono presenti ben 150 specie di uccelli acquatici, nidificanti e di passo.

 

 

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ATLANTIDE
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LE VALLI DI COMACCHIO

 

A pochi chilometri dal centro storico di Comacchio e con una superficie di circa 11.000 ettari, le Valli di Comacchio rappresentano il più esteso sistema di zone umide salmastre della regione Emilia Romagna. Attraversate da dossi e inframmezzate da argini, costituiscono l’habitat ideale per molte specie di uccelli nidificanti, svernanti e di passo. Su tutti gli splendidi esemplari di fenicotteri rosa, che da anni ormai costituiscono una colonia stanziale all’interno della Salina, che conserva un impianto realizzato in epoca napoleonica.

 

Un paesaggio, quindi, di irreale bellezza dove i cangianti colori degli specchi salmastri sono interrotti da cordoni sabbiosi che disegnano geometrie stravaganti. Un regno magico che sorge tra terra e acqua, per lunghi secoli di vitale importanza nell’economia del territorio ed oggi straordinario sito naturalistico, meta ogni anno di migliaia di visitatori, che possono visitare le Valli in tutti i modi, a piedi, in bicicletta, in barca e, addirittura, con il trenino elettrico. Il punto di partenza delle visite in barca si trova a Casone Foce, a sud di Comacchio, e il percorso si addentra nelle valli alla scoperta degli antichi casoni che, disseminati lungo le principali direttrici del bacino vallivo, erano utilizzati per la pesca delle anguille e del pesce di valle.

 

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LA PENISOLA DI BOSCOFORTE

 

La penisola di Boscoforte è il relitto di un antico cordone dunoso di epoca etrusca che si spinge verso nord, per sei chilometri, dall'argine del Reno all'interno delle Valli di Comacchio, nella parte meridionale, ma nel comune di Argenta. Per le sue caratteristiche ecologiche, la penisola richiama una ricca avifauna che ben si adatta alla contemporanea presenza di acqua dolce e salmastra. È uno dei luoghi privilegiati per la sosta e la nidificazione di volpoche, avocette, spatole e fenicotteri che frequentano prevalentemente le acque salmastre che circondano la penisola. In sintonia con l'ambiente circostante qui vivono allo stato brado anche diversi cavalli di razza Camargue.

 

Boscoforte è considerato un vero paradiso per gli amanti del birdwatching e della fotografia naturalistica e, di recente, sono stati riaperti i percorsi escursionistici, con visite guidate a piedi.

 

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VALLI DI ARGENTA
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MUSEO NATURA
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L'OASI DI CAMPOTTO

 

L'Oasi di Campotto e l'Ecomuseo di Argenta offrono un itinerario per scoprire ed esplorare la stazione n° 6 del Parco Regionale del Delta del Po, un'area fra le più affascinanti del parco che ospita uno straordinario patrimonio naturalistico e una grande varietà di specie vegetali e animali. Il sito si trova nell’immediata vicinanza dell’abitato di Argenta, a Sud del fiume Reno ed ha ha un’estensione di 600 ettari con specchi di acqua dolce ed una superficie boschiva di 100 ettari. Fanno parte dell’oasi due casse di espansione, Campotto e Bassarone, ed il Bosco del Traversante, con la tipica vegetazione igrofila. Val Campotto si caratterizza per la presenza di una delle più grandi colonie di Cormorano in Italia. Tra le specie nidificanti ricordiamo il Mignattino piombato, la Sgarza Ciuffetto, il Migliarino di palude, la Salciaiola, il Cannareccione e la Cannaiola. Tra i migratori si registra inoltre la presenza del Falco pescatore, mentre l’area boschiva ospita diverse specie di Silvidi, come il Canapino, il Rigogolo, il Cuculo, l’Averla cinerina e l’Ortolano. Il sito è inoltre conosciuto per aver ospitato tra gli anni 2006 e 2010 esemplari svernanti di Aquila anatraia maggiore e di Aquila di mare.

 

Per iniziare la visita del sito si consiglia di recarsi presso il Centro Visite Museo delle Valli, all’ingresso dell’oasi, dove è possibile prenotare una visita guidata; in alternativa è possibile percorrere un sentiero di libero accesso esterno all’oasi che parte dalla Pieve di San Giorgio e arriva fino al Centro Visite. 

 

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LA PINETA DI SAN VITALE

 

L'estesa e verdeggiante Pineta di San Vitale rappresenta la parte più vasta del complesso boschivo che storicamente separava dal mare la città di Ravenna. La Pineta è composta da radure, solitamente aride, che si aprono nel mezzo della foresta di pini, di frassini, di pioppi bianchi e di farnie, molti dei quali vegetano con la base del tronco immersa nell'acqua. Il sottobosco è, invece, ricco di Biancospino, Prugnolo, Sanguinella, Ginestrella, Pungitopo, Asparago selvatico e funghi. In questo mosaico di natura, alle pinete si alternano bassure palustri e valli d’acqua dolce, chiamate pialasse, ampie lagune salmastre a contatto con il mare tramite canali, con acque a bassa profondità e fondali limoso-argillosi. Abbondante la presenza di Ardeidi come l’Airone bianco maggiore e la Garzetta. Numerose anche le specie nidificanti e facilmente osservabili, quali Volpoca, Sterna comune, Cavaliere d’Italia, Avocetta, Pettegola e Beccaccia di mare. Nel periodo primaverile ed estivo è diffusa la presenza del Fenicottero rosa.

 

La Pineta è oggi visitabile attraverso numerosi percorsi a piedi, in bicicletta o a cavallo. Da qui, come detto, è possibile anche raggiungere le Pialasse di Ravenna, grandi lagune salmastre collegate al mare, visitabili anche a bordo di una piccola imbarcazione per ammirare da un diverso punto di vista meravigliosi scorci paesaggistici.

 

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L'OASI DI PUNTE ALBERETE

 

Una foresta allagata unica nel suo genere, luogo di nidificazioni molto rare ed oasi straordinariamente bella e fiorita all’inizio della primavera. L'Oasi di Punte Alberete, comprensorio posto a sud del fiume Lamone, è capace di creare un’oasi di grande suggestione paesaggistica per l’alternarsi di ambienti di bosco igrofilo, più o meno inondato, praterie sommerse, “chiari" aperti e flora e fauna tipiche di ambienti palustri di varia profondità idrica. Residuo dell'antica cassa di colmata del fiume Lamone, si tratta di uno degli ultimi esempi di palude d'acqua dolce, relitti delle foreste paludose meridionali della Valle Padana. Il percorso è fruibile tutto l’anno e in ogni stagione il sito offre paesaggi unici.

 

A sud dell’oasi è presente una torretta di avvistamento dalla quale è possibile osservare i numerosi uccelli acquatici che vi sostano o nidificano, alcuni dei quali di specie altrove molto rare: Martin pescatore, Marangone minore, Fistione turco. Numerose e varie sono le specie di Ardeidi e Anatidi che si possono osservare; va, poi, segnalata la presenza di alcune coppie di Moretta tabaccata, bellissima specie minacciata di estinzione a livello globale, che si può osservare in primavera-estate. Altro avvistamento degno di nota è il Mignattaio, simbolo dell’oasi, visibile da aprile a settembre.

 

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LA FOCE DEL TORRENTE BEVANO

 

L’area naturalistica della Foce del Bevano si trova a pochi chilometri da Ravenna ed è uno dei siti con maggiore diversità ambientale in ambito litoraneo della Regione Emilia-Romagna. La foce del Torrente Bevano è l'ultimo estuario meandriforme dell'alto Adriatico libero di evolvere naturalmente; ben cinque chilometri di dune costiere attive, con alle spalle la pineta litoranea a Pinus pinaster e il sistema di zone umide perifluviali salmastre dell'Ortazzino e dell'Ortazzo. A Ovest della foce del Bevano si sviluppa l’area dell’Ortazzino costituita da meandri fossili del fiume stesso, antiche dune costiere e prati umidi con falda affiorante. Adiacente ai prati umidi dell’Ortazzino si sviluppa la zona umida dell’Ortazzo, antica valle d’acqua dolce ricavata da vecchie risaie, che oggi vede però intrusioni di acqua salata. La varietà e la complessità degli ambienti rende questo sito ricco di biodiversità per flora e fauna.

 

Oltre ad essere un vero e proprio paradiso per i birdwatchers, con gli avvistamenti possibili anche grazie alla presenza di due torrette di avvistamento, il sito si presta a suggestive escursioni in barca o in canoa per godere a pelo d'acqua della bellezza di uno scenario naturalistico tra i più affascinanti del Parco del Delta del Po.

 

 

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BEVANELLA
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LA SALINA DI CERVIA

 

La Salina di Cervia rappresenta la stazione più a Sud del Parco Regionale del Delta del Po ed è un ambiente di elevato interesse naturalistico e paesaggistico. Grazie alle sue caratteristiche è zona di sosta e nidificazione per numerose specie di uccelli che occupano i piccoli argini e gli isolotti che si formano all’interno delle vasche. E' popolata da specie come il Fenicottero, il Cavaliere d’Italia, l’Avocetta, gli aironi tipici del Delta del Po e altre specie protette. Di origine etrusca e tuttora in funzione, la Salina è testimonianza dell’interazione tra le forze della natura e l’attività umana. Si estende parallelamente alla costa su una superficie di 827 ettari, disegnando un complesso di canali, specchi d’acqua, piccole paratoie e bacini per la produzione del sale.  Dal 1959 il sistema di lavorazione industriale ha sostituito il precedente sistema artigianale a raccolta multipla: le circa 150 piccole saline allora in funzione, furono sostituite da una decina di grandi bacini.

 

Durante la stagione di apertura sono possibili visite guidate a piedi, in bici e in barca elettrica. All'interno del Centro Visite, poi, si snoda un percorso di conoscenza che consente di approfondire sia le tematiche storiche ed economiche legate alla produzione del sale, sia gli aspetti naturalistici che caratterizzano l'ambiente della Salina.

 

CONTATTI PER ESCURSIONI A PIEDI, IN BARCA ELETTRICA, IN CANOA, IN BICICLETTA E IN TRENINO ELETTRICO

 

CENTRO VISITE SALINA DI CERVIA
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E-mail: salinadicervia@atlantide.net
Sito: www.atlantide.net/salinadicervia